"800 anni fa la morte di S.Francesco, il 3 ottobre 1226"

 

UNA MOSTRA DI ERNESTO SOLARI PRESENTATA DA VERA AGOSTI

 

UNA MOSTRA DI ERNESTO SOLARI, PRESENTATA DA VERA AGOSTI

"FRANCESCO IL VERBO VIVENTE"

 

 

  COL PATROCINIO DEL COMITATO NAZIONALE SAN FRANCESCO 

Solari propone per l‘ottocentesimo anniversario della morte di Francesco una Mostra dedicata, al Santo di Assisi e  all’Evangelista Giovanni.

Francesco visse all'insegna del Vangelo ed in particolare del 4° Vangelo, quello di Giovanni di Zebedeo che annunciò così la nascita di Cristo dicendo: "E il Verbo si fece carne".

Quel Verbo-Logos diviene corpo, sangue, vita immersa nella vita degli uomini. La Parola di Dio diviene così “qualcosa” di più tangibile, non rimane solo parola, ma si incarna.

Francesco d’Assisi, e in tempi più recenti Padre Pio, aveva compreso che per conoscere bene Cristo, era fondamentale conoscere bene la Parola di Dio da cui tutto ha origine.

Quale sia stata l’esperienza spirituale della Parola di Dio in Francesco, lo spiega lo stesso Francesco nel famoso testo del suo Testamento. Di questo avvenimento il Poverello fa memoria alla fine della sua vita, e lo descrive come se fosse accaduto ieri: “E dopo che il Signore mi dette dei frati, nessuno mi mostrava che cosa dovessi fare, ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo. Ed io la feci scrivere con poche parole e con semplicità, e il signor Papa me la confermò”.

  

Il Vangelo, la Parola, le parole di Cristo, rappresentano l’attualità presente in ogni tempo, in ogni dove: è il caso, ad esempio, delle parole che Gesù rivolge ai discepoli, per la missione. Per Francesco, quelle parole sono le stesse che dirà ai “suoi” discepoli in missione:

“Dice il Signore: Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi. Siate dunque prudenti come serpenti e semplici come colombe”.

Rimandi alla Parola del Signore sono presenti nelle lettere e nei documenti  di Francesco. La Sacra Scrittura è il porto da cui partire e nel quale approdare. Tre verbi - voglio, cerco e desidero- caratterizzano l'operato di Francesco: egli “vuole” ascoltare la Parola, la “cerca”, la “desidera”. E la mette in pratica incarnando lui stesso i consigli evangelici, diviene non solo imitatore della Parola, ma è egli stesso Parola vivente, così come il Suo Maestro, Cristo, che é la parola incarnata.

Francesco ha vissuto la sua regola prendendo il Vangelo di Giovanni come modello di vita specialmente per l'enfasi sull'amore (carità) e la relazione intima con Cristo. San Giovanni è preso da Francesco anche come modello di contemplazione.

Tutta la struttura francescana è intrisa di simbolismo Giovanneo tanto che possiamo considerare Giovanni il teologo prediletto da Francesco per la costruzione della sua spiritualità di fraternità e contemplazione.

Rimandi alla Parola del Signore, sono presenti nelle lettere e nei documenti di Francesco. La Sacra Scrittura è il porto da cui partire e nel quale approdare. 

Tre verbi: voglio, cerco e desidero caratterizzano l'operato di Francesco: egli “vuole” ascoltare la Parola, la “cerca”, la “desidera”.

…E la mette in pratica incarnando lui stesso i consigli evangelici, diviene non solo imitatore della Parola, ma è egli stesso Parola vivente, così come il Suo Maestro, Cristo, che é la parola incarnata.

  La mostra comprende le seguenti sezioni: 

1- San Francesco, San Giovanni divora il libro e Bonaventura da Bagnoregio (3)

2- Il tema della Passione di Cristo: La grande Crocefissione e San Francesco; la veronica e il golgota. Le passioni della modernità.

3-Il tema della Pace: Francesco e l'Imperatore Federico II; l'unione delle genti.

4-La nascita del bambino a Greccio. Il fiume della vita

5-La meditazione e la preghiera; Francesco e Chiara a San Damiano

6-I Pontefici di Giovanni e Francesco (3)

7-Il Cantico delle creature e il Totem (2/3)

8-La consegna della regola francescana a Papa Innocenzo III in Vaticano; e Francesco riceve le stigmate a La Verna

9-Gli elementi della natura e i simboli del quarto Vangelo (acqua,vino,pane,pastore)

10-episodi del quarto Vangelo

11-La morte di Francesco e la Porziuncola

 

PRESENTAZIONE DEL CRITICO

VERA AGOSTI

 

 

Ernesto Solari e il nuovo San Francesco

La città di Como nasconde "un antico vulcano", senza esserne pienamente consapevole. Si tratta di Ernesto Solari, artista e studioso originale ed esuberante. 

Tutta la città gli si dovrebbe presentare in rigoroso pellegrinaggio, possibilmente avendo con sé gli strumenti adeguati per fronteggiare il suo estro e la sua fantasia.

Nel suo studio bottega, tra i numerosi dipinti, anche il suo autoritratto da clown, con tutta la poesia di questa maschera.

San Francesco era noto per definirsi "il giullare di Dio" ("ioculator Domini"): la sua missione era liberarsi dai beni materiali per diffondere la gioia, l'amore e la parola di Dio attraverso l'umiltà e un approccio nuovo. La sua figura ha ispirato numerose opere, tra cui il celebre film del 1950 diretto da Roberto Rossellini, "Francesco, giullare di Dio".

Era quindi un grandissimo rivoluzionario, un folle per le persone comuni e infatti San Francesco affascina il nostro artista e la lettura che ne dà Solari non può essere che originale e anticonformista. L'interesse, supportato da diversi testi, si riversa su quanto San Francesco fosse legato al Vangelo di San Giovanni e su questa chiave è improntata la sua personale dedicata al poverello di Assisi, per le celebrazioni degli 800 anni dalla sua scomparsa. In mostra un flusso magmatico di opere, colori, storie, tecniche differenti, che riflettono il cuore e l'immaginazione di Ernesto Solari.

Si rappresentano episodi della vita del Santo, alcuni dei quali tratti da Giotto, come "La consegna della regola Francescana a Papa Innocenzo III in Vaticano", "Francesco riceve le stigmate a LaVerna" e "Il Presepe di Greccio". Naturalmente si ricordano "Il Cantico delle Creature", "Francesco e Chiara a San Damiano", "Il transito di Francesco e la Porziuncola", il tema della pace con Francesco e l'imperatore Federico II, l'Unione delle genti e i Pontefici. Un soggetto molto forte e presente è quello della passione di Cristo, con la grande Crocifissione e San Francesco, La Veronica e il Golgota, Gesù Crocifisso su un albero.

Non mancano riferimenti all'attualità, oltre ai Papi, come a Papa Francesco, e a Padre Pio; In "Francesco (don Roberto) e il lupo" il Santo ha le sembianze di don Roberto Malgesini, per il quale il Vaticano ha aperto l'inchiesta diocesana per il processo di beatificazione. Il sacerdote si trovava appena fuori della canonica di San Rocco a Como, quando venne ucciso poco dopo le 7.30 del mattino di martedì 15 settembre 2020. Si stava preparando per il “giro colazioni” fra i poveri della città e a colpirlo mortalmente è stato proprio uno di questi a cui aveva sempre assicurato aiuto, assistenza, vicinanza e umanità.

"Il dramma delle nostre passioni, Gaza", invece, ricorda la tragedia del territorio palestinese.

Dal puntinismo, a cui ha dedicato 40 anni di attività, Solari è giunto alla rottura del quadro, inteso come oggetto fisico, creando grandi totem autoportanti, come in "Francesco, verso la grande Croce" e successivamente alla nuova tecnica del cesello cromatico, per cui attraverso numerosi passaggi riesce a ottenere effetti particolarissimi. Si tratta di pirografia incerata a caldo e a freddo su cui interviene con piccoli fori. Il risultato sono velature gradevoli e morbide ("Il Golgota", "Il volto della Resurrezione").

Lo sfumato ha un aspetto liscio, lucido e setoso. Un'innovazione promettente di speciale delicatezza.

 

IL GRANDE TEOLOGO E PONTEFICE BENEDETTO XVI

 Papa Benedetto XVI spiega altresì la storicità e la profondità del 4° Vangelo.

Il Santo Padre, Joseph Ratzinger, nel Suo Gesù di Nazaret affronta la questione giovannea risolvendone la sua storicità che era sempre stata messa in discussione. Egli ritiene sia giunto il momento di rivolgere l'attenzione all'immagine di Gesù proposta dall'evangelista Giovanni che, per molti aspetti, sembra decisamente diversa da quella proposta dai Vangeli sinottici. Questo Vangelo, dice Ratzinger, ci mostra il vero Gesù, e possiamo usarlo tranquillamente come fonte storica su Gesù.

Egli ritiene che Giovanni non fornisce semplicemente una sorta di trascrizione stenografica delle parole e delle attività di Gesù (come fanno i sinottici), bensì, in virtù del comprendere nel ricordarsi, ci accompagna al di là dell'aspetto esteriore fin nella profondità della parola e degli avvenimenti, in quella profondità che proviene da Dio e conduce verso di Lui. Il Vangelo come tale è "ricordo", e ciò significa: esso si attiene alla realtà accaduta e non è una violenza agli avvenimenti storici. Ci mostra veramente la persona di Gesù, così come Egli era, e proprio in questo modo ci mostra Colui che non solo era, ma che è; Colui che, in tutti i tempi, può dire nella forma del presente:"Io Sono". "Prima che Abramo fosse, Io Sono".

Giovanni si basa totalmente sull'Antico Testamento.

 

LE GRANDI IMMAGINI DEL QUARTO VANGELO SONO:

l'acqua, la vite e il vino, il pane, il pastore.

 

L'ACQUA: il simbolismo dell’acqua pervade il quarto Vangelo dall’inizio alla fine. Lo incontriamo per la prima volta nel colloquio con Nicodemo nel terzo capitolo: per poter entrare nel regno di Dio, l’uomo deve rinnovarsi, deve diventare un altro- deve rinascere da acqua e da Spirito. (Il Battesimo come ingresso nella comunità di Cristo viene interpretato come rinascita di cui fa parte un duplice principio: lo Spirito divino e l’acqua come madre universale della vita naturale. Per la rinascita ci vuole il potere creatore dello Spirito di Dio, ma, col sacramento, ci vuole anche il grembo materno  (la terra) della Chiesa che accoglie  la creazione in sé e  la rappresenta. Spirito e acqua, cielo e terra, Cristo e Chiesa vanno insieme: è così che avviene la rinascita. Incontriamo ancora il simbolismo dell’acqua nel nono capitolo: Gesù guarisce un cieco nato e nel tredicesimo, nell’ora dell’Ultima Cena-nella lavanda dei piedi. Qui Gesù si fa schiavo dei suoi, avviene il pediluvio prificatore che rende gli uomini degni di sedere alla mensa di Dio. Cristo è la fonte, la roccia viva, da cui zampilla la nuova acqua.

 

LA VITE: Il dono del vino nuovo si trova al centro delle nozze di Cana, nel secondo capitolo: le nozze indicano che è giunta  l’ora messianica, l’ora delle nozze di Dio con il suo popolo grazie alla venuta di Gesù. Cristo come il dio Dioniso che aveva scoperto la vite e che aveva trasformato l’acqua in vino.

E’ nei discorsi di addio , nel  quindicesimo capitolo che Gesù si presenta come la vera vite, Egli si è lasciato piantare in terra. E’ entrato nella vite, si è incarnato in essa. Questa vite è di Dio, attraverso il Figlio è Dio stesso che vive in essa. La parabola della vite esprime l’inseparabilità di Gesù dai suoi, il loro essere una cosa sola con Lui e in Lui

 

IL PANE:  nel sesto capitolo avviene la moltiplicazione dei pani che secondo Gesù è stata mal interpretata perché considerata come sola salvezza materiale sminuendo così  l’uomo e dimenticando Dio. L’uomo è affamato di qualcosa di più. Quest’altro nutrimento è forse la Torah?...la Torah è pane venuto da Dio?

Gesù dice in modo inequivocabile:”Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete”.

Nel pane è contenuto il mistero della passione (morte e risurrezione): il seme viene deposto nella terra, dalla sua morte crescerà la nuova spiga.

 

IL PASTORE:  In tante culture orientali il re si definiva pastore investito da Dio, pascere significa governare. Nel decimo capitolo del Vangelo di Giovanni è scritto:” In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore”. In precedenza Gesù aveva detto:”Chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra per  la porta, è il pastore delle pecore”.

Nell’appendice al Vangelo, capitolo 21. Gesù dice per tre volte a Pietro:”pasci i miei agnelli, le mie pecorelle”.Pietro viene investito dell’ufficio pastorale proprio di Gesù e per poterlo svolgere deve entrare per la porta.

Vi è un legame tra il discorso del pane e il discorso del pastore, infatti si tratta sempre di ciò di cui l’uomo vive. In Giovanni Gesù come Verbo incarnato di Dio è Egli stesso non solo il pastore, ma anche il nutrimento, il vero pascolo.

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